Carlo Molfese intervistato da Emilio Pozzi, Roma, 6 luglio 1991, cit. in Emilio Pozzi, Parole mbrugliate cit., p. 231.

L’idea che Eduardo sia un uomo di sinistra, a mio parere, deve essere ridimensionata. Eduardo ideologicamente non era né di destra né di sinistra. Aveva un’ideologia che era un’ideologia sociale, un’ideologia di rapporto personale, di rapporto di educazione, di correttezza legata all’uomo in quanto tale, in quanto essere umano. Per di più lui era fuori da ogni forma di organizzazione di partito perché era, per natura, un uomo libero. [...] Lui è stato molto amico di Valenzi, che era un uomo di sinistra che p stato per alcuni anni sindaco di Napoli. Mi ricordo che Valenzi, in occasione dell’inaugurazione della mostra al San Ferdinando, confessò a Eduardo l’enorme difficoltà di amministrare una città come Napoli, nonostante tutte le cose che lui aveva avviato. Eduardo gli chiese: «Ma perché questa difficoltà?». E lui gli rispose: «Perché, Eduardo mio, le delibere che noi, Consiglio eletto, stabiliamo e deliberiamo non vengono mai attuate. Le delibere rimangono lì anni e anni e non se ne fa più niente». Eduardo, proprio per la sua ignoranza di quelli che erano i meccanismi della politica ma allo stesso tempo secondo la sua indole di uomo libero, gli disse: «Tu devi fare una cosa! Fai un grande comizio a piazza Plebiscito, fai venire un milione di napoletani e dici loro: guardate, io voglio fare questo, questo e questo e non lo posso fare perché questi sono i problemi…. Se sei stato eletto dal popolo è al popolo che lo devi dire» Solo che questa è una posizione abbastanza platonica di concepire la politica, tant’è vero che Valenzi gli rispose: «Non lo posso fare perché questo vuol dire mettere in crisi la credibilità del partito». Allora Eduardo, senza neanche farlo finire di parlare, gli disse con tono affettuoso: «Allora va a fanculo tu e il tuo partito».

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