Come si fa a raccontare la vita di un uomo che ha vissuto centinaia di vite ognuna diversa eppure tutte «sue»?
[...] La vera vita di Eduardo è stata e rimarrà un mistero. De resto, egli ha sempre coltivato il culto del mistero; e come dargli torto? Anche sapendo dove e come è nato un artista, quando ha cominciato a scrivere e a recitare, ci si può davvero rendere conto del perché ha raggiunto cime altissime o appena superato la mediocrità?
[...] Tutti sanno che il suo padre naturale fu Eduardo Scarpetta, il grande attore napoletano, e che sua mamma Luisa De Filippo, giovanissima e bellissima, era una nipote di Rosa Scarpetta. Il mondo del teatro doveva sembrarle assai insicuro e aleatorio (come infatti era a quei tempi, quando gli attori facevano la fame e la fortuna arrivava, se arrivava, dopo anni di sacrifici), tanto è vero che cercò con ogni mezzo di allontanare suo figlio dalle scene. Uno dei ricordi più strazianti di Eduardo era quello della mamma che strappava le scenette, gli atti unici che egli scriveva a tredici, quattordici anni, esortandolo a pensare seriamente al proprio avvenire e spronandolo ad abbracciare la carriera di elettricista.
Scarpetta, invece, aveva fiducia nel teatro. E come poteva essere altrimenti? Acclamato da tutti, adorato a Napoli e fuori Napoli, la sua carriera descrisse una parabola ascendente fino a quando, paradossalmente, fu colpito da quel che gli inglesi chiamano «stage fright». La brava e simpatica attrice Amelia Perrella mi ha raccontato come accadde: una sera Amelia, appena adolescente, era in scena accanto a Scarpetta che, come voleva il copione, le aveva poggiato una mano sulla spalla, improvvisamente la mano cominciò a tremare convulsa… lo guardò in faccia, e vide che impallidiva, sudava e per poco non svenne. Riuscì a superare la crisi ma da lì a poco si ritirò dalle scene.
Ma per tornare a Eduardo: suo padre gli regalò una piccola scrivania antica di cui il ragazzo andava orgoglioso [...]; passava ore inchiodato sulla sedia a copiare, per ordine di Scarpetta. Malgrado al fatica, quel lavoro lo affascinava e poco per volta acquistò la dimestichezza con la tecnica dello scrivere commedie: il taglio delle scene, la durata degli atti, lo stile dei dialoghi. Eduardo è sempre stato grato a suo padre che, sia pure con severità eccessiva, lo spinse a fare teatro [...].