Luigi De Filippo, De Filippo & De Filippo, Roma, Newton Compton, 1993, pp. 63-66.

<!– @page { margin: 2cm } P { margin-bottom: 0.21cm } –>

[Eduardo e Peppino] si divertivano a parodiare le canzonette in voga in quel tempo inserendovi dei versi che sfottevano Mussolini [...]. Eduardo abitava allora a Roma in Via Aquileia [...] la sua casa era ritrovo di molti antifascisti.

Pubblicato in:  on Novembre 21, 2008 at 2:31 am Lascia un Commento
Tags: ,

# Peppino De Filippo, Una famiglia difficile, Napoli, Marotta, 1977

# pp. 154-155

EDUARDO E PEPPINO IN TEMPO DELLA GRANDE GUERRA

In quel triste tempo io e i miei fratelli accompagnati da nostra madre, scritturati nella Compagnia di Scarpetta figlio, giravamo l’Italia centro-meridionale, da Perugia a Gubbio e da qui a Foggia, Bari, Bisceglie, Taranto. Si viaggiava su treni merci o accelerati, pigiati come le sardine sotto sale in vetture di terza classe, soffocati dal fumo che entrava dai finestrini con i vetri malfermi [...]. Gli affari teatrali seguivano l’andamento dei tempi che correvano. Ora erano soddisfacenti ora pessimi.

# p.164

EDUARDO CON VINCENZINO, GRANDE SUCCESSO

Il suo capocomico era costretto davvero a tenerlo buono per non perderlo e buono lo teneva riconoscendogli una conveniente paga serale o una «serata d’onore» per ogni piazza importante[...].

Pubblicato in:  on Novembre 17, 2008 at 5:14 am Lascia un Commento
Tags: ,

# Peppino De Filippo, Una famiglia difficile, Napoli, Marotta, 1977

# pp.114-115

LUCA DE FILIPPO>LUCA CUPIELLO

Su don Luca non si poteva fare nessun affidamento serio. Era a sua madre che [Rosina, sorella di Luisa De Filippo] confidava sempre i suoi piccoli e grossi dolori ed era a lei che sua madre confidava le pene, le rinunzie, i disagi e i momenti difficili della loro casa… e insieme erano sempre capaci e pronte a trarne le buone e le cattive conseguenze, senza dar troppo a sembrare, con stoicismo, invece, e rassegnazione. Spesso mio nonno le sorprendeva a parlare sottovoce, quasi mormorando e s’arrabbiava se nel chiedere loro il perché di quelle segretezze si sentiva rispondere: «…è niente… niente!» «Comme? ‒ replicava lui ‒ vuje chiacchierate sottovoce e nun pozzo sapè che ve dicite?» «…niente ‒ rispondeva ancora mia nonna o Rosina ‒ è niente…!» Di qui, spesso, liti furibonde! Don Luca considerava «complotto» quel parlottare sottovoce: un complotto contro la sua rispettabile persona: un affronto a lui, uomo di casa: il «pater familias»! Ma che uomo di casa? [...] Era abile solamente nel portare con sé confusione e disordine.

# Eduardo De Filippo, Il teatro e il mio lavoro, in Adunanze straordinarie per il conferimento del premio Feltrinelli, Roma, Accademia Nazionale dei Lincei, 1973, pp. 215-221.

A quattordici quindici anni avevo un amico, nipote di un avvocato napoletano di nome Triola e abitante a Portalba. Fu lui a portarmi in tribunale per la prima volta. Mi viene alla memoria quanto vidi una mattina d’inverno in quelle squallide aule della sezione penale: tre ragazzi napoletani, smunti, magri, laceri, sudati, sporchi, incatenati tutti e tre insieme con catene e con bracciali, non so se di acciaio o di ferro. Dovevano essere giudicati per dei furtarelli, penso dovrebbero essere stati scippi commessi chissà quanto tempo prima. Quello che mi rimase veramente impresso fu questo: il primo ladruncolo fu giudicato e condannato, ma non poté rassegnarsi ad aspettare che fossero giudicati anche gli altri due incatenati con lui. Naturalmente tra una sentenza e un’altra passa del tempo, perché in tribunale ci hanno fatto l’abitudine e questi disgraziati non fanno più pena a nessuno. Succede un po’ come ad un chirurgo che dopo le prime esperienze di studente, si abitua al sangue e taglia e quindi il magistrato impartiva ordini, l’usciere parlava forte di cose sue con altre persone; c’era indifferenza nei confronti del ragazzo condannato, il quale ad un certo punto si alzò e disse : “Io me ne voglio andare, mi avete condannato, fatemi portare via! Basta, qui non ci voglio restare!”

Non gli diedero ascolto anzi lo obbligarono a sedersi. Improvvisamente nel giovane esplosero violente la rabbia, la ribellione. Per sfogarle si batté le catene e i bracciali sulla fronte così forte che schizzi di sangue macchiarono le pareti e il suo viso divenne una maschera di sangue. Di nuovo allora fu portato via, il presidente fece sgombrare l’aula. Tutti uscirono e allora anche io fui contento di tornare a respirare aria libera. Fu un’esperienza tremenda per me, credo che quel ragazzo mi abbia dato in seguito l’idea per un mio personaggio: ‘De Pretore Vincenzo’ .

# La tempesta di William Shakespeare nella traduzione in napoletano di Eduardo De Filippo, Torino, Einaudi, 1984

<!– @page { size: 21cm 29.7cm; margin: 2cm } P { margin-bottom: 0.21cm } –>

La magia, i trucchi di scena, le creatura soprannaturali che popolano questa commedia mi ricordano da vicino una interessante esperienza teatrale che vissi a diciannove, vent’anni, quando recitavo nella Compagnia di Vincenzo Scarpetta, il quale decise di riprendere un gere teatrale antichissimo, la Féerie seicentesca che fino a circa metà dell’Ottocento fece parte del repertorio di molte Compagnie. [...] C’era la strega, che veniva uccisa e sepolta in scenas dai diavoli che poi brindavano alla sua morte con bicchieri sprizzanti fiamme e faville; c’erano le fate, i farfarielli, i folletti e straordinari trucchi scenici come lo straripamento d’un fiume, la pioggia di fuoco, il mobilio d’una casa che scappava via per la porta mentre i quadri roteavano sulle pareti e le sedie ballavano a tempo di musica… In abiti settecenteschi io interpretavo la parte del Marchesino, figlio unico e viziato d’un ricco nobiluomo. Fu un grande successo, e l’incanto sottile di quell’ambiente fantastico, ingenuo e supremamente teatrale mi è rimasto dentro per oltre mezzo secolo, influenzando la mia scelta.


#Eduardo De Filippo, “L’espresso”, 1 settembre 1974

<!– @page { size: 21cm 29.7cm; margin: 2cm } P { margin-bottom: 0.21cm } –>

EDUARDO E I SUOI BIOGRAFI

Non voglio scrivere le mie memorie. I ricordi non servono a niente. Servono solo a imbrogliare le carte. Prenda il libro di Stanislawski sull’attore e la recitazione e guardi che fine ha fatto nelle mani dei discepoli. Stanislawski è importante per quello che ha fatto e non per quello che ha lasciato scritto. Gli americani delle scuole di recitazione che si richiamano a lui stanno uscendo pazzi per cercare di capire e di mettere in pratica i precetti che ha lasciato sulla pagina. Non hanno ancora capito che non sarà mai possibile. Guardassero la vita, invece. Si guardassero intorno. Ce n’è abbastanza da vedere, mi pare.

#Emilio Pozzi, Parole mbrugliate. Parole vere per Eduardo, Roma, Bulzoni, 2007

<!– @page { size: 21cm 29.7cm; margin: 2cm } P { margin-bottom: 0.21cm } –>


[p. 87 DATA DI NASCITA]

Sulla data [ di nascita ] risulta una discordanza tra quello che è scritto sull’atto ufficiale del Comune (26 maggio) e quello che è sempre stato festeggiato (24 maggio).

E qui una spiegazione c’è: molto spesso, in passato, le nascite, soprattutto quando i bimbi nascevano in casa, venivano denunciate non lo stesso giorno dell’evento, o perché non si era ancora deciso il nome da dare alla creatura (spesso c’erano liti in famiglia) o perché, se si era a fine dicembre, si aspettava l’anno nuovo per far guadagnare un anno al bebè (per il servizio militare per i maschi e per la carta d’identità per le femmine). Per tutti Eduardo è nato il 24 maggio e su quella data ci scherzavano: «Per il tuo genetliaco si mette la bandiera al balcone!». Infatti per molti anni era festa nazionale per celebrare il 35 maggio 1915, «quando il Piave mormorava lento e placido al passaggio dei primi fanti». Eduardo sorridfeva e non commentava. E la coincidenza forse non gli dispiaceva.

INSERITO [pp.87-94 LUOGO DI NASCITA e MANCATE COMMEMORAZIONI]

Sul luogo [di nascita], quando i biografi hanno cominciato ad occuparsi del personaggio, sono stati indicati indirizzi diversi, anche se molto vicini fra loro: Via Bausan o via Vittoria Colonna, in zona Chiaia. Il certificato di nascita indica per la verità via Vittoria Colonna. E lo scrive diligentemente Gennaro Magliulo, autore della prima minuscola biografia di Eduardo [nota: Gennaro Magliulo, Eduardo De Filippo, Cappelli editore, Bologna, 1959]: «Figlio d’arte con il teatro nel sangue, Eduardo De Filippo nasce alle ore venti del ventiquattro maggio 1900. I suoi vagiti risuonavano giù fin nell’androne del palazzo situato tra via Colonna e piazza Amedeo».

[...] Fiorenza Di Franco, una studiosa americana, era invece convinta che i primi vagiti si fossero uditi in via Bausan. Categoricamente afferma, in apertura di un suo volume: «Eduardo De Filippo nasce a Napoli, figlio d’arte, il 35 maggio del 1900, in via Bausan». Ne è tanto convinta ‒ e non si sa il perché ‒ che smentisce pubblicamente sia Gennaro Magliulo, sia Federico Frascani, attendibili biografi.


Pubblicato in:  on at 11:36 am Lascia un Commento
Tags:

# Eduardo De Filippo, lettera a Emma Giammattei, 25 ottobre 1975, cit. in idem, De Filippo, …. , p.3

<!– @page { size: 21cm 29.7cm; margin: 2cm } P { margin-bottom: 0.21cm } –>

EDUARDO E I SUOI BIOGRAFI

Mi sembra tanto più bello e spontaneo quando un critico esprime liberamente quel che pensa e sente, senza essere legato a quel che dice l’autore su sé stesso, che, tra l’altro, tanto spesso non è esatto.

Pubblicato in:  on at 11:34 am Lascia un Commento
Tags: ,

#Isabella Quarantotti De Filippo, Ricordando Eduardo, in AA.VV., Omaggio a Eduardo, a cura di Luciana Boccardi, Venezia, Edizioni In Castello, Venezia 3 ottobre 1985 ?????

Come si fa a raccontare la vita di un uomo che ha vissuto centinaia di vite ognuna diversa eppure tutte «sue»?

[...] La vera vita di Eduardo è stata e rimarrà un mistero. De resto, egli ha sempre coltivato il culto del mistero; e come dargli torto? Anche sapendo dove e come è nato un artista, quando ha cominciato a scrivere e a recitare, ci si può davvero rendere conto del perché ha raggiunto cime altissime o appena superato la mediocrità?

[...] Tutti sanno che il suo padre naturale fu Eduardo Scarpetta, il grande attore napoletano, e che sua mamma Luisa De Filippo, giovanissima e bellissima, era una nipote di Rosa Scarpetta. Il mondo del teatro doveva sembrarle assai insicuro e aleatorio (come infatti era a quei tempi, quando gli attori facevano la fame e la fortuna arrivava, se arrivava, dopo anni di sacrifici), tanto è vero che cercò con ogni mezzo di allontanare suo figlio dalle scene. Uno dei ricordi più strazianti di Eduardo era quello della mamma che strappava le scenette, gli atti unici che egli scriveva a tredici, quattordici anni, esortandolo a pensare seriamente al proprio avvenire e spronandolo ad abbracciare la carriera di elettricista.

Scarpetta, invece, aveva fiducia nel teatro. E come poteva essere altrimenti? Acclamato da tutti, adorato a Napoli e fuori Napoli, la sua carriera descrisse una parabola ascendente fino a quando, paradossalmente, fu colpito da quel che gli inglesi chiamano «stage fright». La brava e simpatica attrice Amelia Perrella mi ha raccontato come accadde: una sera Amelia, appena adolescente, era in scena accanto a Scarpetta che, come voleva il copione, le aveva poggiato una mano sulla spalla, improvvisamente la mano cominciò a tremare convulsa… lo guardò in faccia, e vide che impallidiva, sudava e per poco non svenne. Riuscì a superare la crisi ma da lì a poco si ritirò dalle scene.

Ma per tornare a Eduardo: suo padre gli regalò una piccola scrivania antica di cui il ragazzo andava orgoglioso [...]; passava ore inchiodato sulla sedia a copiare, per ordine di Scarpetta. Malgrado al fatica, quel lavoro lo affascinava e poco per volta acquistò la dimestichezza con la tecnica dello scrivere commedie: il taglio delle scene, la durata degli atti, lo stile dei dialoghi. Eduardo è sempre stato grato a suo padre che, sia pure con severità eccessiva, lo spinse a fare teatro [...].

Eduardo racconta Eduardo (VHS)

[-minuto, argomento]

-6,00 14.000 lire per la formazione del teatro umoristico i de filippo

-7,40 A Eduardo piace il presepe se è una cosa religiosa, non se è cosa commerciale, natale in casa cupiello

-9,47 l’abito nuovo

-15,20 napoli milionaria

-18,10 filumena marturano

-26,50 le voci di dentro

-28,20 debutto di luca

-29,20 nel camerino… nascono i personaggi. Esordi a Kursaal

-30,30 mia famiglia Eduardo afferma che non è contro la famiglia

-32,00 eduardo e pulcinella

-34,40 eduardo senatore e eduardo professore

-37,30 il cibo

-38,10 parole di eduardo a taormina