Abbiamo ancora molto da ascoltare e da imparare dalle sue commedie. L’arte di Eduardo non ha tempo. Parla di valori umani, di amore di famiglia, di lotte quotidiane e di persono, è intrisa di speranza e possibilità.
#Fausto Della Ceca, Oltre Eduardo riproponendo Eduardo, in Emilio Pozzi, Parole mbrugliate, [...], p. 36
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Benché gli approcci al suo mondo poetico abbiano seguito strade differenti (che vanno dalla straordinaria e moderna mimesi che hanno fatto il figlio Luca o Carlo Giuffrè o Toni Servillo alle rivisitazioni eleganti e solenni del cosiddetto teatro di regia, dalle operazioni filologiche alle più ardue riscritture dell’area sperimentale), il risultato finale in ogni modo, ha rivelato che la sua opera, uno dei concentrati più densi allo stato essenziale, può sopravvivere anche al di fuori dell’eccelso e indimenticabile artefice.
# Ferdinando Taviani, Uomini di scena, uomini di libro, Bologna, Il Mulino, 1995, p.125
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[L'opera di Eduardo] si può frequentare senza limiti, viva nel tempo senza tempo della Tradizione.
# Cristina Pezzoli, Della necessità di mettere in scena Eduardo, dal programma di sala di Filumena Marturano, teatro Storchi, Modena, 7 novembre 2000, ora in Fausto Della Ceca, Oltre Eduardo riproponendo Eduardo, in Emilio Pozzi, Parole mbrugliate, [...], p.40
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Credo sia indispensabile profanarci il timore riverenziale che possono incutere le sue opere, per poterle penetrare e rileggere nel presente, con un rapporto di fedeltà e tradimento allo stesso tempo. Fedeltà al congegno, straordinariamente perfetto, della struttura drammaturgica, dell’umorismo, del ritmo narrativo. Tradimento rispetto a certe modalità interpretative che rischiano di dare origine a sgradevoli cascami manieristici di imitazione eduardiana, e non di sostanza.
Intervista a Anthony Quinn
Ah, caro Eduardo,
ti voglio dire questo personalmente, sì voglio dirti qualcosa di molto personale. Sono molto felice di essere vissuto nel tuo tempo, sono molto orgoglioso di chiamarti amico, sei stato uno dei più grandi artisti di tutti i tempi. Ogni mossa della tua faccia scavata, quelle mani meravigliose, quello sguardo in cerca di aiuto da chissà chi, era veramente uno studio d’arte e di teatro.
Mi ricordo che un giorno mi hai chiesto di trovarti una casa vicino a me perché ti piacevano i colli romani. Ti ho portato a vedere una casa che era in vendita vicino a me e ti è piacuta molto. Ci siamo seduti sulla terrazza a guardare il panorama. Siamo stati là molto tempo ma all’improvviso ho visto un’ombra sulla tua faccia e ti sei alzato. “Non posso vivere qui Tony” mi hai detto. “Perché?” ti ho chiesto. “Gli alberi sono troppo piccoli e non ho tempo di vederli crescere”. In poche parole hai sommato la tua filosofia. Uno deve crescere come le piante, io ti ho capito. Anche adesso io guardo l’altezza degli alberi. Ma io so che dove sei, ancora scrivi, reciti, giochi, ridi, ami, piangi, sogni, niente è cambiato e niente cambierà. Hai lasciato una gran ricchezza a questo mondo pazzo, da godere. E io mi ricorderò sempre seduto vicino a te sulla terrazza, guardando quel panorama, sentire il calore della tua amicizia, il calore di una gran persona nella mia vita, un gran ricordo di te.
Tuo amico Antonio
#32 Andrea Camilleri, durante un’intervista per il ciclo Eduardo. Teatro e magia, RaiSat/Dipartimento di Italianistica e Spettacolo, 2000 [http://www.vigata.org/eduardo/eduardo.shtml]
La cosa che ritengo davvero straordinaria È come per i napoletani lui sia ancora presente, vivo, nei modi di dire, nelle citazioni di sue battute. Noi siamo stati a Vicolo San Liborio, vicolo di ‘Filumena Marturano’, ed è nata come una specie di piccola inchiesta e la gente È convinta che Filumena Marturano abitava lì e ci hanno mostrato la casa. E’ diventato ormai più che un personaggio, è qualcosa di vivo. Questo è straordinario.
Biagio Coscia, John Turturro: che sfida fare Eduardo a Napoli, “Corriere della Sera”, 15 gennaio 2006.
«Fu Rosi a dirmi che avevo la faccia adatta» In questa città de Filippo è un mito, ma in fondo sarebbe lo stesso se andassi a Londra a recitare Shakespeare con il mio accento
NAPOLI – Ci vuole un certo coraggio per recitare Eduardo De Filippo in inglese sul palcoscenico di uno dei teatri più famosi di Napoli. Ma John Turturro non ha paura: «È come avere un appuntamento con una donna che ti hanno descritto più volte ma che non hai ancora incontrato personalmente», dice l’ attore italo americano, che sarà il protagonista di Souls of Naples, adattamento di Questi fantasmi dal 24 al 29 gennaio al Mercadante per la regia di Roman Paska. Un debutto europeo per uno dei volti preferiti dai fratelli Coen, e per il quale la parola «teatro» era legata da sempre a Brooklyn, dove l’ anno scorso aveva presentato questa commedia di Eduardo riscuotendo un successo sorprendente. «Un debutto che qui forse ha il sapore di una sfida – aggiunge Turturro -, mi rendo conto che in questa città Eduardo è un mito, ma sono del parere che oltre a essere un bravo attore, De Filippo era soprattutto un grande autore ed è necessario tramandare questa sua abilità nella scrittura teatrale. E poi sarebbe lo stesso se andassi a Londra a recitare Shakespeare con il mio accento». La commedia è stata adattata da una traduzione di Michael Feingold e conterrà diverse battute in anglo-neapolitan che sono risultate molto gradite dal pubblico di New York. Ma l’ allestimento proposto dal teatro Mercadante è nuovo e subirà l’ effetto del soggiorno partenopeo della compagnia, formata soprattutto da attori italo-americani per la prima volta in città, anche se John Turturro ha già passeggiato per i vicoli di Napoli, benché solo in maniera virtuale: «Ero la voce di un personaggio in film a cartoni animati di Enzo D’ Alò, Opopomoz. Lì però parlavo in napoletano mentre camminavo per le stradine dei presepi». Sarà stato anche l’ effetto del jet lag, ma il volto di Turturro sembra proprio quello di un personaggio di Eduardo. «Me lo diceva anche Francesco Rosi durante le riprese de La Tregua – racconta -. Fu allora che mi regalò una copia di Questi fantasmi». In scena Turturro sarà Pasquale Lojacono, un ruolo che gli ha fatto guadagnare la nomination come migliore interprete al premio Desk Drama. Nella compagnia recita anche Aida Turturro, cugina dell’ attore e popolare star di molte soap opera americane. Souls of Naples si atterrà alle note di regia di Eduardo De Filippo anche se la scenografia, curata da Donna Zakowska, sarà più suggestiva che realistica, mentre per il testo c’ è stato un grosso lavoro di studio. «Negli Stati Uniti il teatro italiano è soprattutto quello di Pirandello e Dario Fo – spiega Turturro – non ci sono altri autori tradotti o rappresentati. De Filippo è più noto a Londra. Per capire bene tutti i meccanismi è stato utile ascoltare i racconti di William Weaver, il traduttore americano di Italo Calvino e Primo Levi, che aveva vissuto a Napoli negli anni che seguirono la Liberazione. Grazie alle sue storie, ho cominciato ad entrare nell’ essenza partenopea più profonda. Poi mi sono procurato un’ altra traduzione inglese della commedia che era servita per una tesi di laurea e ne ho parlato col regista Roman Paska e la scenografa Donna Zakowska, che conoscevano bene l’ Italia per averci già lavorato, ed il progetto è partito. Dopo questa esperienza – conclude – mi piacerebbe conoscere altre opere di Eduardo e magari portale al cinema». Biagio Coscia Tra i preferiti dei Coen
LA VITA John Turturro è nato a Brooklyn il 28 febbraio 1957. Il padre, emigrato dalla Sicilia, era un lavoratore edile. Prima di sfondare nel cinema ha fatto anche il barista e il commesso in un negozio di dolci
LA CARRIERA Una delle sue prime apparizioni è in Toro scatenato (1980) di Scorsese. È l’ attore prediletto dai fratelli Coen che lo hanno scelto per Crocevia della morte (1989), Barton Fink (1991), Il grande Lebowski (1997), Fratello, dove sei? del 2000 (nella foto Turturro è al centro tra Tim Blake Nelson e George Clooney)