Eduardo De Filippo a Corrado Augias, Il teatro è vivo: eccomi qua, “L’Espresso”, 1 settembre 1974.

Probabilmente è stata la vita. [...] Quindici o vent’anni fa si poteva ancora supporre, sperare, che dallo sfacelo generale si sarebbe salvata la famiglia, oggi quella speranza non c’è più. Ma se il personaggio di Gennaro Iovine rappresenta la categoria dei poveri, degli sbandati, dei diseredati, se insomma rappresenta una categoria particolare, il personaggio di Guglielmo Speranza, nel mio ultimo testo, allude allo sbandamento nostro totale, di tutti, e non ci sono più parole che possano esprimerlo un momento come questo, nonostante che il fondo non sia ancora stato toccato, secondo me.

Mario Stefanile, Gli esami non finiscono mai, “Il Mattino”, 28 gennaio 1975.

Famiglia e società sono i due poli intorno ai quali ruota anche questa amarissima commedia. [...] Una commedia che è specchio non tanto di misantropia quanto di angoscia d’essere tutta la vita un oggetto da vivisezionare per mera curiosità e indiscrezione da parte di una famiglia sbagliata e una società corrosiva.

# Federico Frascani, Eduardo, Napoli, Guida, 1974, pp. 109-110.

Per Sabato, domenica e lunedì (1959) l’aggettivo «poetica» è stato usato senza risparmio. Ma non a sproposito. Sabato, domenica e lunedì è infatti l’opera più felice che Eduardo abbia dato al teatro senza confini geografici. Non ha un personaggio che non sia definito a dovere, che non si aplausibile; non ha una scena, una battuta, che non risultino essenziali.

Fu scritto che Sabato, domenica e lunedì raggiunge la perfezione per aver Eduardo rinunciato, una volta tanto, a dimostrare o a denunciare, limitandosi a trarre i suoi persoaggi fa una normale, dimessa realtà quotidiana; a comporre un quadro di vita familiare, avulso dal benché minimo intento didascalico. [...] In realtà non esiste contrapposizione, in tal senso, tra le opere più scopertamente impegnate dell’autore napoletano, e Sabato, domenica e lunedì, commedia che ha i suoi più vistosi precedenti tematici in Bene mio e core mio (1955) e Mia famiglia (1955) e che, pur se ritorna sull’argomento dei rapporti tra congiunti non per pervenire a un’amara constatazione o far squillare un campanello d’allarme, ha un suo sentito e persuasivo avvertimento da trasmettere. Eduardo questa volta vuol soprattutto farci riflettere sul pericolo insito in certi silenzi stagnanti fra le pareti domestiche; e, in particolare, sulle conseguenze irreparabili che possono derivare da ingiustificate reticenze nei rapporti tra marito e moglie. Certe pericolose tensioni non si attenuano, ammonisce implicitamente l’autore, «parlando d’altro». Queste parole, scritte tra virgolette, caratterizzano, come è noto, il comportamento dei personaggi, appartenenti a quel teatro che fu definito «intimista». E appunto una commedia sostanzialmente intimista è Sabato, domenica e lunedì, ad onta di certi suoi risvolti comici che teatralmente la ravvivano, senza intorbidarne il lirismo di fondo, né sminuirne la plausibilità psicologica.

#37 Paola Quarenghi, Dal pari al dispari. Una commedia del repertorio di Eduardo, in L’arte della commedia. Atti del convegno di studi sulla drammaturgia di Eduardo, a cura di Antonella Ottai e Paola Quarenghi, Roma, Bulzoni,1990,

[CRITICA DELLA FAMIGLIA – IN EMBRIONE p.43]

[...]questo nuovo finale [col terzo atto], con un moribondo che si fa giurare eterna fedeltà da due amanti, risulta piuttosto difficile da accettare per una società perbenista che pone tra i suoi fondamenti il culto della famiglia (e in questo senso si possono individuare nella commedia le tracce di una battaglia verso un nuovo modello di famiglia che Eduardo porterà avanti, forse più consapevolmente, anche in opere successive).

Pubblicato in:  on Novembre 12, 2008 at 4:21 am Lascia un Commento
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# Felicity Firth, Un’affermazione di vita, in AA.VV., Eduardo nel mondo, a cura di Isabella Quarantotti De Filippo, Roma, Bulzoni & Teatro Tenda, c1978, pp. 69-70.

Esistono probabilmente tre livelli ai quali si sarebbe potuto parlare del teatro di Eduardo. Anche la semplice lettura del testo può permettere di riconoscere la sua innata teatralità drammatica [...]. Il teatro di Eduardo è ricco di momenti intensi, tiene costantemente sotto pressione l’emozione del pubblico, ed è questo ricco e implacabile sfruttamento di situazioni e di sentimento che lo fa completamente uomo di teatro per non parlare del suo sottile e profondo senso del comico.

In secondo luogo si poteva parlare del suo impegno sociale. Probabilmente lui direbbe che in questo senso si possono scoprire le sue vere intenzioni. [...] E il suo disegno dei mali sociali è dettagliato; l’illegalità, la disintegrazione della vita familiare, tutti i vecchi problemi della miseria, dell’ignoranza e della superstizione, il marchio che la società impone agli illegittimi, e tutte le forme di privilegio, d’ingiustizia e di abuso.

Attraverso la comicità, ogni sua opera incarna un’appassionata invocazione sociale, e questo è il messaggio che Eduardo affida alle sue commedie. Ma se questa è la natura dell’uomo, se questo è il potere della sua convinzione, se questo è il vigore dei suoi scritti, allora bisogna ricavare un messaggio più profondo, un messaggio che non è del realismo, ma della realtà. Una volta Eduardo ha definito il teatro come «lo sforzo disperato che compie l’uomo nel tentativo di dare alla vita un qualsiasi significato», e questo per me è precisamente il suo trionfo maggiore, restituire una misura di coraggio filosofico a coloro che cercano un significato nel teatro.

Pubblicato in:  on Novembre 10, 2008 at 1:08 am Lascia un Commento
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