# Carlo Filosa, Eduardo De Filippo. Poeta comico del «tragico quotidiano», Napoli, La Nuova Cultura, 1978, pp. 30-31.

Napoletanità e Decadentismo convivono in rapporto dialettico nell’opera più matura di Eduardo, quella soprattutto, per intenderci, che va dalla rielaborazione di tre atti del Natale in casa Cupiello (1931) o, meglio ancora, dalla posteriore Napoli milionaria! (1945) a Gli esami non finiscono mai (1973) e comprende i capolavori suoi più significativi, come Filumena Marturano, Le voci di dentro, La grande magia , De Pretore Vincenzo, La paura numero uno, Il figlio di Pulcinella, Sabato, domenica e lunedì, Il Sindaco del Rione Sanità, ecc…

Ed è proprio in virtù di codesta integrazione (la quale è poi, anche ben calcolata ed armonizzata interazione) che di codeste commedie si può parlare, nel contempo, come di espressioni dell’odierna vita borghese napoletana e riflessi della nuova spiritualità decadente, da essa assimilata in un’arte molto di rado degradata dalla sofisticazione intellettuale e dal simbolismo astratto. Si può infatti parlare di Eduardo «artista dei silenzi » (Questi fantasmi!) ed autore, insieme, della nuova comunicazione sonore ed oggettuale (Le voci di dentro, La paura numero uno) o dell’incomunicabilità (Mia famiglia) o del prepotente vitalismo in cerca di giustizia (Napoli milionaria!, Filumena Marturano) o dell’intuizione surrealista (De Pretore Vincenzo, Il figlio di Pulcinella); ma in esso si coglie quasi sempre (eccezion fatta, probabilmente, per il lavoro L’arte della commedia), a differenza di quanto accade per solito nei lavori di Pirandello e degli autori italiani del «grottesco» e del teatro esistenzialista e, soprattutto, di quelli del cosiddetto «teatro dell’assurdo», una vena d’incalzante e semplice umanità, di poesia.

# Lettera da Roma del 22 novembre 1979, in Maurizio Giammusso, op.cit., pp. 349-50

FILUMENA MARTURANO

Come è diritto e dovere di un regista creativo tu aggiungesti di tuo ottime cose [...], ma ce ne sono due o tre che ti prego di togliere perché, neanche a distanza di due anni riesco ad accettarle. Io sono un autore non cattolico, e quando al terzo atto, durante il matrimonio fuori scena, sulla scena fai inginocchiare Rosalia, centrandola con uno spot, e le fai giungere le mani, in breve quando fai succedere il “miracolo”, io mi sento, come autore, tradito. [...] Aggiungi che agli americani una cosa simile potrebbe sembrare ridicola [...]. La seconda cosa che deve essere cambiata è il finale. So che la Plowright ha contribuito all’abolizione della battuta finale di Domenico, ma tu ti devi imporre per dare alla commedia il giusto significato che l’autore ha voluto darle, e cioè la capitolazione assoluta dei privilegi borghesi nei confronti del diritto di tutti all’uguaglianza, che è poi il vero insegnamento di Cristo. Anche se non sono cattolico sono però cristiano. Terza e ultima cosa: a me la musica sui sipari non piace, ma se proprio devi mettercela, che sia di tono basso e scegli Me sto criscendo nu bellu cardillo o Scalinatella, più vicine allo spirito della commedia. Ricordati che io e Filumena siamo nelle tue mani e abbiti un grosso abbraccio.

Pubblicato in:  on Novembre 14, 2008 at 5:44 am Lascia un Commento
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# Felicity Firth, Un’affermazione di vita, in AA.VV., Eduardo nel mondo, a cura di Isabella Quarantotti De Filippo, Roma, Bulzoni & Teatro Tenda, c1978, pp. 68-69.

L’uomo incapace di affrontare la vita è una figura consueta. Lo si ritrova in Domenico Soriano, nei primi due atti di Filumena Marturano; al terzo, lo stesso Domenico scopre, come molti altri personaggi di De Filippo in chiusura di commedia, che fuggire dalla realtà non costituisce una risposta.

Scrittori come Thomas Stearns Eliot ci hanno detto da molto tempo che non siamo in grado di sopportare troppa realtà. Eduardo ci dice di voltarci e di affrontarla. Ci fa guardare oltre i trucchi da prestigiatore della vita, e contemplare il sangue e le piume in fondo alla gabbia, la violenza, l’ingiustizia, la vendetta e la fame. Sembra dirci: «Guardate in faccia il vostro mondo. Si può imparare a viverci, e forse, col tempo, si può cambiarlo[»]. Il suo argomento riceve forza dall’orrore del mondo descritto. Il solo ottimismo convincente, dopo tutto, è quello ostentato a circostanze negative.

#32 Andrea Camilleri, durante un’intervista per il ciclo Eduardo. Teatro e magia, RaiSat/Dipartimento di Italianistica e Spettacolo, 2000 [http://www.vigata.org/eduardo/eduardo.shtml]

La cosa che ritengo davvero straordinaria È come per i napoletani lui sia ancora presente, vivo, nei modi di dire, nelle citazioni di sue battute. Noi siamo stati a Vicolo San Liborio, vicolo di ‘Filumena Marturano’, ed è nata come una specie di piccola inchiesta e la gente È convinta che Filumena Marturano abitava lì e ci hanno mostrato la casa. E’ diventato ormai più che un personaggio, è qualcosa di vivo. Questo è straordinario.

#32 Andrea Camilleri, durante un’intervista per il ciclo Eduardo. Teatro e magia, RaiSat/Dipartimento di Italianistica e Spettacolo, 2000 [http://www.vigata.org/eduardo/eduardo.shtml]

Tornando a Eduardo, il personaggio, dei suoi, che più mi affascina è quello dei primi dieci minuti del “Sindaco del Rione Sanità”, quando non parla. E’ una lezione di presenza scenica a livelli mostruosi. Il risveglio, la mattina, e lui ‘ciabattando’ per la casa. Questa sorta di scommessa azzardata di iniziare il lavoro senza una battuta, lasciando una sorta di tensione sempre, per dire: “Ma dove va a finire?”. Questo, come attore, è il momento in cui io l’ho trovato proprio straordinario. Poi ci sono i momenti che sono più espliciti di Eduardo. Ma un altro momento che, a me personalmente, ha sempre commosso, perché era la stessa cosa che faceva in teatro, in ‘Filumena Marturano’ l’ha ripetuta in televisione, è il momento nel quale si volta perché sente Filumena che piange. Ecco! Basta solo il dettaglio della faccia, quando si volta, perché l’ha sentita prima, quindi il voltarsi è una conferma: momento davvero straziante. E lo spettatore è preceduto dalla battuta: “Solo chi ha provato la felicità, la gioia, può piangere”. E se la disegna tutta lui in faccia, praticamente le ruba la scena: per una frazione di secondo tu convergi solo su di lui.

#32 Andrea Camilleri, durante un’intervista per il ciclo Eduardo. Teatro e magia, RaiSat/Dipartimento di Italianistica e Spettacolo, 2000 [http://www.vigata.org/eduardo/eduardo.shtml]

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Questo fatto di lavorare su commedie di altri, tocco’ anche Eduardo. ‘Filumena Marturano’ come spunto, nasce da una commedia di Aniére, una commedia argentina, più fatto di cronaca, di questa donna che si era andata a sposare in punto di morte dall’amante, dopo trent’anni.

Eduardo racconta Eduardo (VHS)

[-minuto, argomento]

-6,00 14.000 lire per la formazione del teatro umoristico i de filippo

-7,40 A Eduardo piace il presepe se è una cosa religiosa, non se è cosa commerciale, natale in casa cupiello

-9,47 l’abito nuovo

-15,20 napoli milionaria

-18,10 filumena marturano

-26,50 le voci di dentro

-28,20 debutto di luca

-29,20 nel camerino… nascono i personaggi. Esordi a Kursaal

-30,30 mia famiglia Eduardo afferma che non è contro la famiglia

-32,00 eduardo e pulcinella

-34,40 eduardo senatore e eduardo professore

-37,30 il cibo

-38,10 parole di eduardo a taormina

#30 Eduardo De Filippo risponde alle domande poste da un gruppo di studenti, Roma, Teatro Eliseo,1976, cit. in Isabella Quarantotti De Filippo, Eduardo polemiche, pensieri, pagine inedite, Bompiani, Milano, 1986, pp. 172-174.

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D: Rapporti con Pirandello: la critica è divisa sul suo Pirandellismo, cioè se il suo incontro col grande autore siciliano ha influenzato o meno la sua produzione. Cosa può dirci in proposito?

R: Io, questo Pirandellismo attribuitomi dai critici non lo capisco, se devo dire la verità. Che vuol dire? Che cosa vogliono dire? Che ho copiato da Pirandello, che mi sono appropriato della sua tematica? Se è questo che si intende per Pirandellismo, mi pare che non sia neanche il caso di parlarne, tanto è ovvio che, a cominciare dalla mia concezione del teatro a finire con i miei personaggi spesso poveri e affamati, spesso maltrattati dalla vita, ma sempre convinti che una società più giusta e umana sia possibile crearla, niente potrebbe essere più lontano dall’idea teatrale di Pirandello e dai suoi personaggi. Se poi, per Pirandellismo s’intende che io ho avidamente letto, ascoltato e amato il suo teatro, che l’ho conosciuto e venerato, che ancora oggi, se penso a lui alla sua intelligenza lucida e scintillante, al suo humour, alla sua umanità, mi sento prendere da una nostalgia tremenda e da un senso di perdita irreparabile, allora sì: sono ammalato di Pirandellismo.

Tutti noi scrittori e anche tutti noi uomini dobbiamo molto al genio di Pirandello. Quando Arthur Miller dice che se no ci fosse stato lui, egli scriverebbe diversamente, dice cosa giusta, ma quando si volesse accusare Miller di Pirandellismo, ecco, sarebbe inaccettabile.

D. In alcune sue opere – Napoli milionaria,La paura N°1, Il Figlio di Pulcinella è chiara l’influenza del momento storico; in altre non è lampante, ma c’è? Cioè, ogni sua opera è ispirata da problemi e avvenimenti del periodo della sua genesi? A nostro giudizio lei ha attraversato un periodo di pessimismo individuabile in Bene mio e core mio e Mia famiglia. È vero?

E. Quello che voi chiamate un periodo di pessimismo è la parabola naturale dell’uomo: gioventù con alti e bassi di speranza e disperazione, entrambe illogiche e meravigliose; maturità, cioè grandi aspettative confortate dall’aiuto del pensiero; vecchiaia: delusione e amarezza. O, se vogliamo, è il ciclo della storia vista attraverso la vita di un artista. Nel mio caso, durante la dittatura fascista c’era il desiderio della liberà; con la “liberazione” venne la giusta aspettativa di una società migliore e di un’umanità diversa; poi sono venute le prime delusioni: poco è cambiato, i figli illegittimi legalmente sono ancora digli di NN (Filumena Marturano, De Pretore Vincenzo); il matrimonio è ancora una catena che solo la morte di uno dei coniugi può spezzare(Questi fantasmi, L’arte della commedia); la vita sociale è sempre basata sulla sfiducia reciproca (Le voci di dentro); la famiglia è diventata e resta un’istituzione basata sull’ipocrisia e l’interesse (Bene mio e core mio, Mia famiglia, Il contratto, Gli esami non finiscono mai), la giustizia è sempre più incoerente e ingiusta (Sindaco del Rione Sanità); le parole come patria, eroismo, guerra, svuotare del significato vero e umano diventano anacronismi retorici e senza alcun senso per chi deve subire il potere (Il Monumento) eccetera.

Insomma, il mio sogno di un mondo migliore è come un pallone in cui, anno per anno, si sono andati a infilare spilli in quantità, sgonfiandolo sempre più… Rimangono i giovani, la vostra generazione, in cui sperare… Speriamo bene!

D. L’ambiente della maggior parte delle sue commedie è quello della media borghesia: lo considera, come molti critici, un mondo grigio?

E. Non è esatto dire che l’ambiente delle mie commedie è quello della media borghesia. In Farmacia di turno, tranne il farmacista e il corteggiatore, sono tutti popolani; in Sik Sik, popolo; in Natale in casa Cupiello, popolo e piccola borghesia; in Chi è cchiù felice ‘e me?, contadini e un ricco borghese; in Non ti pago, piccola borghesia e popolo; in Napoli milionaria tutto popolo tranne l’impiegato e così via.

Del resto, la borghesia c’è, e io non credo nel tagliare le teste ma nel cercare di farle pensare, così, ogni volta che posso, mi rivolgo al borghese medio per cercare di liberarlo dalla paura cieca che ha chi possiede dei beni, per fargli capire che al mondo ci sono anche cose più importanti della proprietà.

Secondo me il popolo, per diventare migliore, ha solo bisogno di liberarsi della sua fame secolare, della sua ignoranza secolare e del secolare cattivo esempio datogli dalla nobiltà prima e dalla borghesia poi. Se quest’ultima prende coscienza dei propri privilegi e del cattivo uso che ne ha fatto, ciò non può che andare a vantaggio del popolo, oltre che della borghesia stessa, la quale non è un “mondo grigio” ma un mondo che, non dimentichiamolo, ha dato impulsi notevoli al progresso dell’umanità: Rivoluzione Francese, Marx eccetera.