ACS, MTS, Censura Teatrale 1946-1962, Napoli milionaria!, b.18, f. 589, firmato da Bianchini, D’Ermo, Calvino, cit. in Maria Procino Santarelli, Eduardo dietro le quinte, Roma, Bulzoni, 2003, p. 120.

Napoli Milionaria, si capisce, la Napoli della borsa nera e dei nuovi ricchi. L’arguta commedia fa centro su una famiglia tipica, arricchitasi durante la forzata assenza del capo, Don Gennaro, trattenuto lontano da eventi di guerra. Quando Don Gennaro torna, la febbre dei quattrini ha montato la testa a tutti, ma il livello morale della famiglia si è abbassato. [...] La commedia intelligente e sottile si approva nel testo integrale.

Pubblicato in:  on Novembre 21, 2008 at 5:52 pm Lascia un Commento
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Roberto De Monticelli, I mali di Napoli non finiscono mai, “Corriere della Sera”, 9 febbraio 1979.

[A proposito del senatore che accusò Eduardo di aver infangato la città di Napoli, accadde che una sua lettera per raccogliere fondi in favore dei bambini poveri della città fu diramata e arrivò anche a Eduardo, il quale rispose in una lettera aperta:]Dunque l’onorevole sa che a Napoli esiste la miseria. [...] E lui ebbe la cattiva idea di rispondermi che la lettera, in ciclostile, era stata diramata dalla sua segretaria; e lui non sapeva che l’avessero mandata anche a me.

Lucio Ridenti, Diario di chi dice e di chi fa, “Il dramma 26″, 1950, n. 116, 15 ottobre, p. 57.

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Non s’è ancora spenta l’eco dell’infelice figura fatta dal signor onorevole che dichiarò la sua guerricciola personale alla scollatura di una signora in trattoria che un altro signor onorevole – tanto per battere il ferro finchè è caldo – dichiara guerra a sua volta a Eduardo De Filippo, da lui accusato di aver commesso atrocità contro la nobile città di Napoli nella commedia e nel film dal titolo Napoli milionaria! [...] ha rivolto un’interpellanza o qualcosa di simile, al Presidente del Consiglio invitandolo a prendere provvedimenti contro l’opera incriminata e il suo autore colpevoli d’aver leso l’onorabilità napoletana. [...] Sempre nel nostro piccolo che, davanti a un onorevole, diventa più piccolo ancora, ci permettiamo altresì di avanzare il dubbio che il deputato in questione non abbia capito un accidente di niente [...] ci prendiamo la libertà di invitare il parlamentare in oggetto a non impicciarsi nelle cose di cui non si rende perfettamente conto.

Vito Pandolfi, Un umorismo doloroso, “Sipario 119″, 1956, p. 3.

La guerra e i suoi sconvolgimenti lasciano profondamente turbato Eduardo – che è il primo autore italiano, e tra i pochi a darne direttamente conto. Ricordo la prima di Napoli milionaria! e l’impressione che destò il suo riferirsi senza equivoci ad una realtà ancora così scottante, soprattutto nel primo atto, forte di un’evidenza scenica senza pari, di una schiettezza senza ambagi.

Carlo Muscetta, Napoli milionaria!, “Saggi di cultura moderna 4″, 1953, p. 253.

[...] l’attore, il regista, il commediografo sono tre aspetti della personalità di Eduardo De Filippo che da tempo siamo ormai abituati a considerare indissolubili nella loro perfetta fusione.

Eduardo De Filippo a Corrado Augias, Il teatro è vivo: eccomi qua, “L’Espresso”, 1 settembre 1974.

Probabilmente è stata la vita. [...] Quindici o vent’anni fa si poteva ancora supporre, sperare, che dallo sfacelo generale si sarebbe salvata la famiglia, oggi quella speranza non c’è più. Ma se il personaggio di Gennaro Iovine rappresenta la categoria dei poveri, degli sbandati, dei diseredati, se insomma rappresenta una categoria particolare, il personaggio di Guglielmo Speranza, nel mio ultimo testo, allude allo sbandamento nostro totale, di tutti, e non ci sono più parole che possano esprimerlo un momento come questo, nonostante che il fondo non sia ancora stato toccato, secondo me.

De Filippo, intervista di De Monticelli, “Corriere della Sera”, 24 maggio 1984.

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Ogni anno di guerra, signore e signori, ha contato come un secolo della nostra vita di prima. Davvero non è il caso di tornare a quelle vecchie storie. La commedia di stasera ha un primo atto che si riallaccia a quel genere: le conseguenze della guerra viste attraverso la lente della farsa. [...] Insomma, era finita La cantata dei giorni pari e cominciava La cantata dei giorni dispari. I giorni pari erano quelli che credevamo sereni. Li credevamo, bada, era un’illusione.

Colasanto, De Filippo e il suo film. Lettera al direttore, “Il Mattino”, 24 ottobre 1950

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In tutta la trama del film, dal giorno della liberazione, non agiscono donne che non si concedano agli americani [...]. Gli uomini sono a loro volta ambientati, indifferenti o profittatori del ludibrio delle loro donne. Tutta l’azione si svolge unicamente nei peggiori vicoli di Napoli. Vicoli arredati per l’occasione, con panni sporchi e laceri e popolati in modo inconsueto, come ogni onesto può sempre constatare. In realtà i vicoli [...] non sono affollati come quelli del film [...] e non si è fatto neppure del verismo; ma dell’immaginario raggruppando e moltiplicando quanto meno di buono offre la nostra città.

Domenico Colasanto, De Filippo e il suo film, lettera al direttore, “Il Mattino”, 24 ottobre 1950.

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Un forestiero che volesse giudicare la metropolis del Mezzogiorno da questo film dovrebbe concludere che Napoli è solo un insieme di vicoli sporchi [...]. Intesi protestare per il buon nome della mia città e per tentare di rompere l’infame catena dei clichès di miserie napoletane che girano pel mondo.

# Carlo Filosa, Eduardo De Filippo. Poeta comico del «tragico quotidiano», Napoli, La Nuova Cultura, 1978, pp. 30-31.

Napoletanità e Decadentismo convivono in rapporto dialettico nell’opera più matura di Eduardo, quella soprattutto, per intenderci, che va dalla rielaborazione di tre atti del Natale in casa Cupiello (1931) o, meglio ancora, dalla posteriore Napoli milionaria! (1945) a Gli esami non finiscono mai (1973) e comprende i capolavori suoi più significativi, come Filumena Marturano, Le voci di dentro, La grande magia , De Pretore Vincenzo, La paura numero uno, Il figlio di Pulcinella, Sabato, domenica e lunedì, Il Sindaco del Rione Sanità, ecc…

Ed è proprio in virtù di codesta integrazione (la quale è poi, anche ben calcolata ed armonizzata interazione) che di codeste commedie si può parlare, nel contempo, come di espressioni dell’odierna vita borghese napoletana e riflessi della nuova spiritualità decadente, da essa assimilata in un’arte molto di rado degradata dalla sofisticazione intellettuale e dal simbolismo astratto. Si può infatti parlare di Eduardo «artista dei silenzi » (Questi fantasmi!) ed autore, insieme, della nuova comunicazione sonore ed oggettuale (Le voci di dentro, La paura numero uno) o dell’incomunicabilità (Mia famiglia) o del prepotente vitalismo in cerca di giustizia (Napoli milionaria!, Filumena Marturano) o dell’intuizione surrealista (De Pretore Vincenzo, Il figlio di Pulcinella); ma in esso si coglie quasi sempre (eccezion fatta, probabilmente, per il lavoro L’arte della commedia), a differenza di quanto accade per solito nei lavori di Pirandello e degli autori italiani del «grottesco» e del teatro esistenzialista e, soprattutto, di quelli del cosiddetto «teatro dell’assurdo», una vena d’incalzante e semplice umanità, di poesia.