Peppino De Filippo, Lettere girate per competenza. Se il nuovo direttore dello spettacolo sollecitasse il pensiero dei ‘teatranti’, questi che cosa gli direbbero?, “Il dramma 24″, 1948, n. 60, 1 maggio 1948, p. 43.

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Forse il repertorio di Eduardo non è da considerarsi italiano? Se così fosse, non si capirebbe come l’attenzione di tutto il mondo teatrale, in questi ultimi anni, è rivolta – per il Teatro italiano – alle commedie di Eduardo. Se in Europa, come in America del Nord e del Sud, si traduce e rappresenta, nelle varie lingue Eduardo, crede lei, avv. Franco che lo si consideri cinese? Autore italiano è; l’unico autore italiano veramente importante, dopo Pirandello.

Pubblicato in:  on Novembre 21, 2008 at 5:13 pm Lascia un Commento
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# Peppino De Filippo, Una famiglia difficile, Napoli, Marotta, 1977

# p. 403 DOPO LA SEPARAZIONE…

Mio fratello Eduardo, dopo la nostra separazione e dopo un periodo di giustificato sbandamento organizzativo della sua attività teatrale dovuto alla nostra separazione, riprese [...] il lavoro assieme a mia sorella Titina segnando mano mano ottimi successi artistici e di cassetta con le sue nuove commedie non più a carattere « medio borghese umoristico », come ai tempi della nostra unione, ma a sfondo largamente popolare [...].

Pubblicato in:  on Novembre 17, 2008 at 5:28 am Lascia un Commento
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# Peppino De Filippo, Una famiglia difficile, Napoli, Marotta, 1977

# p. 324 L’ABITO NUOVO

Lo giudicavo [il testo] un soggetto oltre che vecchio, macchinoso e con chiari riflessi da romanzo d’appendice.

# Peppino De Filippo, Una famiglia difficile, Napoli, Marotta, 1977

# p. 317 CIAMPA

Durante il secondo atto del dramma, « Ciampa », l’interprete principale, scioglie un monologo che dura una ventina di minuti e sono argomenti duri, taglienti, dissertazioni che dettagliano e puntualizzano una situazione teatrale altamente umana e sconcertante, seria, con un sottofondo di concetti tragici addirittura; è un susseguirsi galoppante di argomentazioni alle quali il pubblico viene attratto da una attenzione riflessione che sconcerta l’animo tenendolo legato ad una concentrazione allucinante.

Pubblicato in:  on at 5:27 am Lascia un Commento
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# Peppino De Filippo, Una famiglia difficile, Napoli, Marotta, 1977

# pp. 315-316 PIRANDELLO

L’amicizia di Pirandello, che ci eravamo guadagnata fin dai primi successi al Teatro Sannazaro di Napoli, ci fu di enorme utilità. Era sulla bocca di tutta l’Italia colta che il grande scrittore siciliano ci onorava della sua stima e ammirazione e questo ci apriva le porte di tutti gli ambienti culturali di ogni città in cui si svolgeva la nostra attività artistica. Mio fratello, al teatro Fiorentini di Napoli [...] aveva ottenuto un meritatissimo successo nella bella commedia di Pirandello « Il berretto a sonagli » [...]. Alla prima rappresentazione, che avvenne nell’autunno del 1935, Pirandello stesso, che da un palco di prima fila assisteva interessatissimo allo svolgersi della recita, al finale del dramma su unì agli applausi frenetici dei napoletani che non sapevano chi applaudire con più calore, se l’autore dell’opera o gli attori che l’avevano interpretata. Fu davvero un successo trionfale: memorabile sotto ogni punto di vista. [...] A dire il vero, io non avevo condiviso con mio fratello l’opportunità di mettere in scena un testo pirandelliano proprio nel momento culminante del particolare e significativo successo del nostro repertorio di commedie moderne prive di qualsiasi retorica letteraria e teatrale. Mi pareva che avremmo tradito la nostra fortuna artistica, le nostre idee, le nostre innovazioni su tutta la situazione dell’ « arte teatrale » di quell’epoca. In poche parole, con tutto il rispetto per il grandissimo scrittore siciliano, credevo di poter considerare l’esperimento un deciso passo indietro; un ritorno ai vecchi schemi seppure in forma più apprezzabile e particolare.

Pubblicato in:  on at 5:26 am Lascia un Commento
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# Peppino De Filippo, Una famiglia difficile, Napoli, Marotta, 1977

# pp. 288-289 SECONDO PEPPINO EDUARDO REGREDISCE

M’ero anche reso conto che Eduardo aveva cominciato a mal sopportare certi miei punti di vista che in gran parte riguardavano il genere « base » del nostro repertorio e cioè l’«umorismo». Avevo cominciato ad intravedere in lui attore, e non vuole essere una « critica » ma solo una fraterna riflessione, l’evolversi lento ma costante di una recitazione istrionicamente di tono monotono che lasciava supporre il ritorno ad un modo di recitare di vecchio stampo e non più quella bella recitazione spigliata, essenziale e priva di retorica teatrale con la quale e per la quale il nostro genere di teatro s’era conquistato il compiacimento di tutti i pubblici italiani. Mi parve, insomma, che mio fratello, pian piano, senza avvedersene, avesse iniziato a portare in palcoscenico quel suo naturale istrionismo che di solito mostrava di possedere anche nella vita, a favore di un ritorno a vecchi schemi teatrali. [...] Cominciò perfino a modificare la forma sintetica e la maniera evolutrice altamente antiretorica di alcune sue commedi in due atti, quali: « Natale in casa Cupiello », « Chi è cchiù felice ‘e me? » aggiungendo sia all’una che all’altro un terzo atto.

#46 Vittorio Viviani, Storia del teatro napoletano, Napoli, Guida, 1969

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[p.895 TITINA E PEPPINO COALIZZATI CONTRO LA SERIETÀ EDUARDIANA]

[Titina] era d’accordo con il fratello Peppino, suo collaboratore in «Quaranta, ma non li dimostra»: tentava di continuare su quella strada di caricatura assoluta, neutralizzando la tendenza di Eduardo ad imprimere un indirizzo «serio» al repertorio.

Pubblicato in:  on Novembre 12, 2008 at 12:57 pm Lascia un Commento
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#46 Vittorio Viviani, Storia del teatro napoletano, Napoli, Guida, 1969

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[p.894 ESORDI PEPPINO E EDUARDO]

Peppino, infatti, s’era rivelato un «mamo» di tipo nuovo, inquietante e grottesco, in una guitta ostentazione di cretineria caparbia e taccagna; ed Eduardo volentieri s’era acconciato a fare da «Coviello» con un tono da «mastrogiorgio». Il «duo» classico zannesco fu consacrato ne « L’ultimo bottone»: una farsetta che lo stesso Eduardo trasse da «I milioni dello zio Peteroff» di Muñoz Seca; e che segnò il reale successo della nuova coppia istrionica anche in cinema, comunque fuori di Napoli.

#37 Paola Quarenghi, Dal pari al dispari. Una commedia del repertorio di Eduardo, in L’arte della commedia. Atti del convegno di studi sulla drammaturgia di Eduardo, a cura di Antonella Ottai e Paola Quarenghi, Roma, Bulzoni,1990,

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[EDUARDO E PEPPINO pp.45-46]

L’alternarsi di elementi comici e tragici nella commedia, la sua doppia anima [...] può essere letta [...] come il connubio fra strutture da farsa tradizionali e realismo moderno; ma può anche essere letta come il confronto e già quasi lo scontro fra due personalità di attori antitetiche e complementari insieme: quella di Eduardo e quella di Peppino; come il conflitto fra il ruolo di mamo e la personalità (oltre che l’esperienza pulcinellesca) di Peppino e il realismo doloroso, già venato di tragico. Di Eduardo. Un conflitto che anche in scena è tradotto spesso nella impersonazione di caratteri e ruoli opposti; un conflitto che, radicalizzandosi, portò i due fratelli (quali che siano state le cause sul piano personale e privato) alla dolorosa separazione del ‘44, Non credo di sostenere un’ipotesi troppo fantasiosa affermando che anche in Natale in casa Cupiello si ritrovano i germi e, insieme, le tracce di questo conflitto.

#32 Andrea Camilleri, durante un’intervista per il ciclo Eduardo. Teatro e magia, RaiSat/Dipartimento di Italianistica e Spettacolo, 2000 [http://www.vigata.org/eduardo/eduardo.shtml]

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Quando ci fece visitare l’isola, a me e ad Aldo Nicolaj, mi fece vedere che aveva la centrale elettrica autonoma, un generatore. “Così io me la spasso qui la sera, accendo il televisore, e guardo mio fratello Peppino che fa ‘Peppino al balcone’.”. Questo era il suo spazio serale dell’isola. Lo scopo della televisione era questo!

Per quanto riguarda il suo rapporto con Peppino, secondo me, c’era una voglia di teatro anche tra di loro. Tutti e due confluivano nel grande amore per Titina, su questo non c’è il minimo dubbio. Tutte e due amavano Titina. Peppino era come schiacciato un po’ dal peso di Eduardo, che stimava enormemente. Eduardo faceva finta di non stimare Peppino, ma faceva finta. Io credo che le cose stessero in questo modo. A me personalmente capitò, alcuni anni dopo aver fatto il produttore di Eduardo, di dirigere Peppino in sei puntate di una trasmissione che si chiamava la ‘Carretta dei Comici’, di Vittoria Ottolenghi, dove si partiva dalla Commedia dell’Arte e si arrivava alle grandi Farse dell’Ottocento. Un giorno, mentre scendevo da via Teulada, un signore mi disse: “C’è Eduardo che vi chiama!” Infatti mi voltai, mi fermai e c’era Eduardo che mi stava inseguendo. Si avvicinò col fiatone e mi disse: ” Come state Camillé? Come state?”. “Sto bene Eduardo! E voi ? So che avete avuto…”, perché gli avevano messo il pace-maker “No. Ma sto bene, sto bene”. E quindi segue una di queste pause mostruose di Eduardo, in cui non sai che dire, che fare. Dopodiché solleva gli occhi, mi guarda e fà: “So che dopo di me avete lavorato con mio fratello Peppino !”. Allargò le braccia: “Che ci volete fà Camillé, la vita!” E se ne andò. Io sono convinto che si era fatto la corsa solo per dire questa battuta finale. Si capiva che Eduardo avrebbe dato la vita per una battuta!

La battuta era evidentemente per lui quello che oggi chiamano l’input. E attorno ci costruiva una commedia.

Pubblicato in:  on Novembre 4, 2008 at 5:30 am Lascia un Commento
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