L’idea che Eduardo sia un uomo di sinistra, a mio parere, deve essere ridimensionata. Eduardo ideologicamente non era né di destra né di sinistra. Aveva un’ideologia che era un’ideologia sociale, un’ideologia di rapporto personale, di rapporto di educazione, di correttezza legata all’uomo in quanto tale, in quanto essere umano. Per di più lui era fuori da ogni forma di organizzazione di partito perché era, per natura, un uomo libero. [...] Lui è stato molto amico di Valenzi, che era un uomo di sinistra che p stato per alcuni anni sindaco di Napoli. Mi ricordo che Valenzi, in occasione dell’inaugurazione della mostra al San Ferdinando, confessò a Eduardo l’enorme difficoltà di amministrare una città come Napoli, nonostante tutte le cose che lui aveva avviato. Eduardo gli chiese: «Ma perché questa difficoltà?». E lui gli rispose: «Perché, Eduardo mio, le delibere che noi, Consiglio eletto, stabiliamo e deliberiamo non vengono mai attuate. Le delibere rimangono lì anni e anni e non se ne fa più niente». Eduardo, proprio per la sua ignoranza di quelli che erano i meccanismi della politica ma allo stesso tempo secondo la sua indole di uomo libero, gli disse: «Tu devi fare una cosa! Fai un grande comizio a piazza Plebiscito, fai venire un milione di napoletani e dici loro: guardate, io voglio fare questo, questo e questo e non lo posso fare perché questi sono i problemi…. Se sei stato eletto dal popolo è al popolo che lo devi dire» Solo che questa è una posizione abbastanza platonica di concepire la politica, tant’è vero che Valenzi gli rispose: «Non lo posso fare perché questo vuol dire mettere in crisi la credibilità del partito». Allora Eduardo, senza neanche farlo finire di parlare, gli disse con tono affettuoso: «Allora va a fanculo tu e il tuo partito».
Eduardo De Filippo, Un grido d’allarme per il teatro libero, “Sipario 247″, Novembre 1966, p. 10.
Si chiuse il Teatro dei Servi per De Pretore Vincenzo; dopo quattro rappresentazioni a teatri esauriti, la polizia alle porte del teatro cacciò via il pubblico per il bavero; e non furono espresse ragioni, il motivo non si è mai saputo.
ACS, MTS, Censura Teatrale 1946-1962, Napoli milionaria!, b.18, f. 589, firmato da Bianchini, D’Ermo, Calvino, cit. in Maria Procino Santarelli, Eduardo dietro le quinte, Roma, Bulzoni, 2003, p. 120.
Napoli Milionaria, si capisce, la Napoli della borsa nera e dei nuovi ricchi. L’arguta commedia fa centro su una famiglia tipica, arricchitasi durante la forzata assenza del capo, Don Gennaro, trattenuto lontano da eventi di guerra. Quando Don Gennaro torna, la febbre dei quattrini ha montato la testa a tutti, ma il livello morale della famiglia si è abbassato. [...] La commedia intelligente e sottile si approva nel testo integrale.
Roberto De Monticelli, I mali di Napoli non finiscono mai, “Corriere della Sera”, 9 febbraio 1979.
[A proposito del senatore che accusò Eduardo di aver infangato la città di Napoli, accadde che una sua lettera per raccogliere fondi in favore dei bambini poveri della città fu diramata e arrivò anche a Eduardo, il quale rispose in una lettera aperta:]Dunque l’onorevole sa che a Napoli esiste la miseria. [...] E lui ebbe la cattiva idea di rispondermi che la lettera, in ciclostile, era stata diramata dalla sua segretaria; e lui non sapeva che l’avessero mandata anche a me.
Lucio Ridenti, Diario di chi dice e di chi fa, “Il dramma 26″, 1950, n. 116, 15 ottobre, p. 57.
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Non s’è ancora spenta l’eco dell’infelice figura fatta dal signor onorevole che dichiarò la sua guerricciola personale alla scollatura di una signora in trattoria che un altro signor onorevole – tanto per battere il ferro finchè è caldo – dichiara guerra a sua volta a Eduardo De Filippo, da lui accusato di aver commesso atrocità contro la nobile città di Napoli nella commedia e nel film dal titolo Napoli milionaria! [...] ha rivolto un’interpellanza o qualcosa di simile, al Presidente del Consiglio invitandolo a prendere provvedimenti contro l’opera incriminata e il suo autore colpevoli d’aver leso l’onorabilità napoletana. [...] Sempre nel nostro piccolo che, davanti a un onorevole, diventa più piccolo ancora, ci permettiamo altresì di avanzare il dubbio che il deputato in questione non abbia capito un accidente di niente [...] ci prendiamo la libertà di invitare il parlamentare in oggetto a non impicciarsi nelle cose di cui non si rende perfettamente conto.
Peppino De Filippo, Lettere girate per competenza. Se il nuovo direttore dello spettacolo sollecitasse il pensiero dei ‘teatranti’, questi che cosa gli direbbero?, “Il dramma 24″, 1948, n. 60, 1 maggio 1948, p. 43.
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Forse il repertorio di Eduardo non è da considerarsi italiano? Se così fosse, non si capirebbe come l’attenzione di tutto il mondo teatrale, in questi ultimi anni, è rivolta – per il Teatro italiano – alle commedie di Eduardo. Se in Europa, come in America del Nord e del Sud, si traduce e rappresenta, nelle varie lingue Eduardo, crede lei, avv. Franco che lo si consideri cinese? Autore italiano è; l’unico autore italiano veramente importante, dopo Pirandello.
Luchino Visconti, Le spese di una regia. Luchino Visconti al contrattacco, “Scenario 2″, 1949, p. 11.
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[...] le sovvenzioni elargite dallo Stato non arrivano mai al momento in cui servono ma, per una serie di complicazioni burocratiche e ministeriali giungono a destinazione spesso dopo un anno, e di questo io ho personale esperienza come capocomico.
Eric Bentley, Il teatro italiano visto da uno straniero, “Il dramma” 25, n. 88, 1 luglio 1949, p. 23.
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E poi c’è il fascismo [...]. Continuerebbe inevitabilmente ad essere presente come influenza – dopo vent’anni di governo e di educazione fascista – anche se si fosse operata una epurazione radicale nel 1943 o dopo. [...] A capo del teatro italiano odierno (almeno per la parte che interessa il governo) c’è il signor Nicola de Pirro, il quale era già a capo del teatro italiano sotto Mussolini. Direi che ciò che non va nel teatro italiano odierno è il suo puzzo di fascismo. [...] È la speciale estetica dell’era fascista che perdura.
Federico Fellini, contributo a Eduardo. Documento in occasione dell’ottantesimo compleanno di Eduardo De Filippo, tributo a cura di Umberto Serra, “Il Mattino”, 24 maggio 1980.
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Io ho visto i De Filippo a Roma intorno al 1937, un 21 Aprile. Lo ricordo perché la città era invasa da cerimonie fasciste: dovunque ci si scontrava con la paccottiglia esaltata e delirante delle feste fasciste. Il pomeriggio di quel giorno andai all’Argentina, e vidi per la prima volta i De Filippo che raccontavano di un’altra Italia, un’Italia abissalmente lontana da quella che stava immediatamente fuori dal teatro. [...] La prima apparizione dei De Filippo nella mia vita divenne un contraltare, un rovesciamento della pagliacciata che infuriava tutto intorno.
Giorgio Trevisani, È tornato ‘baccalà’ scugnizzo napoletano, “L’Unità”, 10 dicembre 1952.
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Feci la domanda al Banco di Napoli per ottenere un mutuo ipotecario. Ma me lo respinsero dicendo che il Banco di Napoli concede mutui ipotecari solo per opere di pubblica utilità. Il teatro non è utile al pubblico. Allora scrissi all’on. Andreotti, presso la Direzione del teatro: ‘La prego onorevole, di informarsi se è vero che lei ed io siamo inutile. Se è così, che ci stiamo a fare?, è meglio andarsene…’. –E l’on. Andreotti? –S’informò. Il Banco di Napoli confermò. Allora dal teatro passai al cinema.