[...] con lui se ne va uno dei più grandi personaggi del teatro italiano; ma se penso a Eduardo teatrante io vedo come un grandissimo, meraviglioso artigiano: uno che conosceva tutte le chiavi del fare teatro, uno che scriveva per l’attore.”
Eduardo De Filippo intervistato da Antonio Ghirelli, Eduardo: ‘Tradurrò Shakespeare in napoletano’, “Corriere della Sera”, 10 luglio 1983.
[...] la forza della tradizione non si può distruggere. [...] In teatro non si’inventa niente, se parliamo di situazioni e di personaggi. Chi dice che inventa il teatro, dice una bugia: è un vanitoso o uno sbruffone.”
De Filippo, Lezioni, p. 76.
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Per come è congegnata la cosa oggi, tutti possono entrare a fare gli artisti, gli attori. Basta dirlo: ‘Io sono artista! Sono attore!’ Oppure: ‘Sono comico!’ ‘Sono tragico’. E tu ci devi credere per forza. Ci sono i quattrini dello stato, del contribuente…. Sono discorsi lunghi, tremendi. Io ho accennato qualcosa con L’arte della commedia, proprio per fermare nel tempo la storia dei nostri giorni, i giorni che riguardano il teatro.
Eduardo De Filippo, Eduardo De Filippo difende il suo teatro, “Il Giornale d’Italia”, 15 dicembre 1938.
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Ora ecco il consiglio: raggruppate tutti i più validi elementi del teatro italiano; costituite poche, pochissime compagnie, ma proprio buone, in cui ciascuno sia veramente al suo posto; date loro una sicurezza di lavoro per tre o cinque anni; fate che possano studiare e affiatarsi con tranquillità di spirito; date ad ognuna di esse un direttore che meriti fiducia e venerazione; e lasciate a lui, che non dovrà recitare, che conosce già, e meglio andrà scoprendo le singole qualità dei suoi attori, la libera scelta del repertorio, che gli Autori potranno, così, dignitosamente offrire o concedere.
# Guido Davico Bonino, Guido Davico Bonino intervista Eduardo, [...], s.p.
[I temi trattati da Eduardo durante l'intervista del 1982, oggetto del testo, furono:] La rinnovata centralità dell’attore sul palcoscenico defli anni Settanta, la necessità di una costrante curiosità verso l’esistenza, non disgiunta tuttavia da un presciso artigianato tecnico; il rispetto degli altri interpreti in un lavoro per definizione collettivo; l’autocontrollo dell’emotività in scena ( “Si può piangere con la spalla…” è una formula indimenticabile); la quotidiana duttilità dell’interprete, a seconda del pubblico e dei varii generi teatrali; l’aspirazione (nel drammaturgo) ad un teatro ad un tempo d’intrattenimento e d’impegno [...].”
# Eduardo De Filippo, prefazione a Manzù. Album inedito, Roma, Franca May Edizioni, 1977
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Non si deve fare altro che il proprio mestiere.
# Eduardo De Filippo, «Paese Sera», 23 maggio 1980
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Le teorie possono interessare gli studiosi di teatro, ma non gli attori. Il vero modo per imparare a recitare è recitare, osservando la vita, l’umanità, i compagni di scena, sia i bravi che quelli che non lo sono.
# Eduardo De Filippo intervistato da Enzo Biagi, Fatti personali, Milano, Mondadori, 1986, p.67
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Mi trovai la da un momento all’altro; lo spettacolo è luce, è sorpresa. Non finirà mai. Fin quando ci sarà un filo d’erba sulla terra, ce ne sarà uno finto sul palcoscenico. Teatro significa vivere sul serio quello che gli altri recitano male.
# Eduardo De Filippo, «Il Dramma», novembre / dicembre 1972
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Tanti impresari e tanti registi, oggi, fanno teatro solo per loro stessi. È l’errore di quelli che non sanno fare il teatro. Battono moneta falsa. E la moneta falsa rende un brutto servizio alla moneta vera. Prendiamo ad esempio il pubblico di Napoli: il napoletano non è fesso; non vuole essere fregato; capisce subito se vale la pena o meno di spendere tre o quattromila lire per una poltrona di platea [...]. Io non ho mai fregato il pubblico. Il guaio è che c’é troppa gente in giro, in ogni grande città, che ha intenzione di continuare a fregare gli spettatori: anche con le chiacchiere. Si fanno troppe chiacchiere sul teatro: riunioni, convegni, dibattiti… Non servono a niente: il teatro si fa non si discute.
#Eduardo De Filippo, lettera a Ennio Flaiano, 31 ottobre 1970, ora in Emma Giammattei, De Filippo, [...], p.3
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[...]la cosa più importante più bella e più difficile del teatro: la continuità dell’impegno da parte di chi lo fa. Da un pezzo desideravo che mi si riconoscesse questo, che è la base di ogni mio atto teatrale.